Molto spesso prima di costruire un ponte è necessario abbattere un muro. Che cosa significa ciò nella vita di tutti i giorni? Nel poco spazio che ho a disposizione vorrei parlare di un aspetto in particolare: le relazioni interpersonali. Chi vive in una metropoli ha spesso la sensazione di una “carenza di relazioni”. Gli spazi urbani, i rumori assordanti e costanti del traffico, il frenetico ritmo lavorativo, tutto porta ad una innaturale accelerazione della vita quotidiana dove le relazioni, le riflessioni e le emozioni passano in secondo piano.

Quante volte abbiamo pensieri del tipo: “Non posso salutare il mio collega, perderei il bus”, in una città in cui i bus passano massimo ogni 10 minuti? Tutto tende verso una perdita di coscienza di ciò che siamo, esseri che vivono e sopravvivono grazie alle relazioni che stabiliamo tra noi. Un assunto che sta alla base di qualsiasi codice di regole comunitarie, eppure cosi facile da scordare. Tutto in una metropoli suggerisce che le cose sono cosi perché è normale che lo siano. L’agenda personale presente e futura è al centro della nostra giornata. Si valutano le persone in base al contributo che porrebbero dare al nostro sviluppo personale o professionale.

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In un tale contesto, costruire ponti significa prima di tutto prendere coscienza di ciò e successivamente mettere in discussione ed essere proattivi nel recupero di una forma più naturale di relazione umana. Perché passare il tempo in metro a leggere un libro quando la persona accanto a me avrebbe altrettanto da raccontare? Perché non investire cinque minuti del nostro tempo per condividere il pranzo con un senzatetto o due ore a settimana tra richiedenti asilo? Perché non offrire un caffè al vicino di casa ogni tanto? Perché tutto ciò che ho appena menzionato sembra così strano? Tutto ciò che siamo e che conterà nel bilancio della nostra vita non sarà altro che le relazioni e le emozioni che creiamo intorno a noi.
Giulia Peruzzo