Un’ex ospizio occupato e un’esperienza di cohousing sociale. Pastorale Migranti della Diocesi e attivisti dei centri sociali. Una piccola comunità di Padri Salettiani e un gruppo di 70 migranti senzatetto. Strane accoppiate vero? Eppure esiste un realtà a Torino in cui è stato edificato un solido ponte tra questi poli apparentemente opposti.
Oggi è un edificio dalla facciata variopinta: abbandonato da diversi anni è stato occupato nel 2014 da un gruppo di migranti senza casa con l’aiuto di attivisti. Era un ospizio per anziani, della Congregazione dei padri Salettiani che abitano nell’edificio a fianco. Grazie all’intermediazione della Pastorale Migranti della Diocesi, presto si è avviato un dialogo positivo tra occupanti e proprietari. Anziché denunciare l’intrusione la Congregazione ha deciso di supportare i ragazzi e di avviare insieme con loro la ristrutturazione dello stabile.

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Dopo di 4 anni, oggi i lavori sono terminati e gli abitanti non sono più occupanti abusivi. Stanno per ottenere la residenza nell’edificio rimesso a nuovo anche grazie al loro impegno. Quella nata come occupazione è diventata un progetto di cohousing di migranti, una rampa per lanciarsi in una vita autonoma. La casa è infatti un luogo di residenza temporaneo, ma senza limiti di tempo. E’ una casa di passaggio, che ogni abitante lascerà quando riuscirà a trovare un lavoro, anche grazie all’aiuto della cooperativa Orso che li segue in questo progetto. I tempi però non sono stabiliti, ma lasciati alle esigenze di ognuno. La Congregazione non chiede un affitto per la struttura, ma gli abitanti contribuiscono alle spese per le utenze, secondo le modalità che ciascuno può sostenere.
Simone Garbero