Sono partita per il mio servizio civile a Nairobi sapendo solo che sarai stata coinvolta in un progetto educativo all’interno di cinque slums, con tante domande e nessuna risposta. Da quando sono arrivata le domande non hanno fatto che aumentare e le risposte sono sempre più complicate da trovare… perdersi, ritrovarsi e poi perdersi di nuovo. Ho deciso di partire per il Servizio Civile Internazionale perché sentivo il bisogno di mettermi in gioco, di confrontarmi con me stessa e con gli altri, di capirmi meglio, di vedere le cose da un altro punto di vista.
All’interno del mio progetto lavoriamo con 35 scuole che si trovano in 5 baraccopoli nella periferia nord-est di Nairobi, un’area lontana dalle zone turistiche dove la maggior parte delle persone vive in condizioni precarie di igiene, salute e di estrema povertà. Prevalentemente ci occupiamo della formazione degli insegnanti su temi come l’abuso di droghe, l’educazione sessuale, la disabilità, lo sviluppo del talento e la conoscenza di sé. Per i bambini essere preparati su questi argomenti è di fondamentale importanza per sviluppare una consapevolezza e conoscenza di sé stessi che gli permetta di riuscire a fronteggiare le difficoltà che quotidianamente incontrano. L’impatto sulla comunità è forte, sia a livello dei bambini, con diminuzione dell’abbandono scolastico, miglioramenti a livello comportamentale e scolastico, ma anche degli adulti che, tramite degli incontri mensili, sono in grado di comprendere meglio il loro ruolo come genitori e il loro rapporto con i figli.
Penso che l’incontro più significativo che ho fatto sia stato con un bambino che ho visto passare una notte fuori da un locale. Un bambino di forse sette anni che camminava da solo in mezzo alla città, con i vestiti sporchi, che si è fermato a raccogliere uno scatolone lasciato per strada e lo ha guardato e riguardato come fosse la più bella delle sorprese e, probabilmente, per lui lo è davvero. È allora che ho sentito davvero forte la contraddizione di questa città; noi che la notte stiamo dentro al locale per ballare e che quando siamo stanchi prendiamo un taxi e torniamo a casa, e lui, che ha lasciato la sua casa, che vive in strada, che la notte sta sveglio, che sniffa la colla perché costa meno che mangiare, che a sette anni ha dovuto trovare il coraggio e la forza di andare avanti lontano dalla sua famiglia.

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Ho imparato a darmi del tempo per capire, osservare e cercare di vedere le cose da un altro punto di vista, ho imparato quanta forza serve per stare anche senza fare niente, anche sentendosi inutile perché è un tempo fondamentale in cui si impara a conoscere e farsi conoscere, quanta forza serve per stare senza giudicare, senza pretendere di aver già capito, senza pensare di avere la ragione dalla nostra parte solo perché siamo sempre stati abituati a vivere in un certo modo. Ho imparato che accettare le contraddizioni della città è la parte che richiede più impegno e che mettersi nelle scarpe di altre persone è spesso molto difficile, quasi impossibile, ma che abbiamo il dovere di continuare a provarci.
Elena Sbrocca