Scrivo dalla missione del St. Camillus Hospital a Karungu, la mia casa attuale. Siamo partiti da Roma in 4 per il Kenya con AUCI, il nostro ente di riferimento: 2 destinati ad una “children house” nei dintorni di Meru (a nord di Nairobi) ed io e Letizia, infermiera di Sanfront (CN), qui sul lago Vittoria.
Ad accoglierci qui ci sono: il fondatore di quest’oasi paradisiaca che è padre Emilio, un camilliano che vive qui da 25 anni; brother Bonadventure all’administration dell’ospedale; father John che gestisce il Dala Kiye, l’orfanotrofio per bambini sieropositivi ed una bella pasta all’italiana preparata dai cuochi kenyoti! Mangiamo sempre tutti e 5 insieme e devo dire che non mi spiace il bel mix della cucina italo-kenyota. Passiamo dalla pasta all’ugali (tipo polenta), dall’insalata al sukumawiki (tipo spinaci) e dal pane al chapati (tipo piadina). Tutto o comunque la maggior parte del cibo è prodotto all’interno del compound: qui c’è l’orto, ci sono i polli e le galline, le vacche e tanti alberi da frutto.

La mattina dopo l’arrivo, alle 9 eravamo già operative in ospedale. Ho iniziato il mio turno in ostetricia e ginecologia, un unico reparto, affiancando la nurse in turno: qui le nurse sono tutto fare, così come i medici ovviamente. Non è semplicissimo entrare in una realtà ospedaliera completamente nuova, con una lingua diversa e procedure diverse… Ma fino ad ora tutto il personale che ho incontrato è davvero molto disponibile e il confronto è spesso davvero divertente.

Uscendo troviamo Sori a 3km dal compound, il villaggio più vicino ed il più grande, che fa parte della zona che su g-maps è indicata come Karungu. Eravamo e siamo le uniche mzungu (bianche/europee) in giro da queste parti, quindi anche se io particolarmente non mi sento/ricordo di esser diversa gli occhi, i saluti e i richiami “mzungu” dei bambini sono tutti rivolti a noi. La bellezza di questi occhi sta nella gioia di vedere il diverso e volerlo conoscere.

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Sono contenta di lavorare in ospedale in generale perché la relazione si crea, non rimane l’essere un mzungu ma diventa un conoscersi giorno per giorno con uno scambio di Kiswahili, di Luo (il dialetto di questa tribù locale), di italiano e di cu