“Più ponti e meno muri”. La cosa che mi ha sempre sorpresa di questo motto (se motto si può definire) è che non c’è un verbo. Mi sono detta che in fondo dovrebbe essere una frase che ti incita a fare qualcosa, anche solo vedere o pensare, e i verbi sono azioni. Quindi come poteva non esserci un verbo? A dire la verità mi irritava abbastanza che non ci fosse. Il perchè (dell’assenza del verbo non della mia irritazione, sono terribilmente lenta con le emozioni) penso di averlo capito solo ora. Il verbo limita. Mi spiego meglio. L’italiano ha la straordinaria e irritante caratteristica di poter essere estremamente specifico. Se uso il verbo “mangio” non solo so che il soggetto (e dunque chi compie l’azione) è una prima persona singolare (IO) ma so anche che di sicuro sta mangiando qualcosa (complemento oggetto) e che lo sta facendo ora (presente indicativo). Quindi anche se avessimo una frase incompiuta come “Mangio” sapremmo esattamente che cosa aspettarci. Ad esempio posso aspettarmi che mi venga detto “Io mangio il gelato”, “Io mangio la pasta” o, per chi vuole proprio esagerare, si può arrivare a un “Io mangio la pasta con Mario la domenica seduta a tavola”. Si risparmiano un sacco di energie a categorizzare, a ragionare per automatismi.
La nostra mente va a risparmio energetico (lo diceva anche Freud ne “Il motto di spirito”, 1905). Quindi avere una parola che ci dice che cosa dobbiamo fare e che ce lo dica subito è utile. E’ molto utile. Risparmiamo energie e tempo nel capire cosa ci viene detto/chiesto e per di più non dobbiamo andare a tentativi. Quanto irritante è (o era) quando la propria madre da una parte all’altra della casa urla “La lavatrice!” oppure “Il caffè!” senza specificare che cosa si debba fare? E magari tu stavi studiando o leggendo o guardandoti una serie tv o un film, magari era un thriller e stavi per scoprire che il tipo che stava dando la caccia al cattivo in realtà era il cattivo stesso! E tua madre ti ha appena urlato un sostantivo. In realtà non hai messo in pausa perchè ti stai per alzare e fare quello che ti ha chiesto (anche perchè non ti ha davvero chiesto qualcosa) ma lo fai perchè cerchi di capire di cosa diavolo ti stia parlando. Dovresti preparare e far partire la lavatrice? Togliere i panni e stenderli? Far partire la centrifuga? E’ saltata la corrente e devi correre a spegnere tutto per farla ripartire? Cosa? E lo stesso vale per un caffè. Bisogna lavare la mocca? Il caffè è pronto? Bisogna prepararlo? Andare a comprarlo? Cosa? A volte nemmeno di fronte alla lavatrice o in cucina non capisci bene che cosa volesse significare quel sostantivo.
Forse è proprio per questo che è così irritante che lo spot non abbia un verbo. Perchè non sai davvero che cosa voglia dire. Che cosa dovrei fare? Immaginare più ponti e meno muri? Vederli? Costruirli? Abbatterli? Desiderarli? Comprarli? Mangiarli? Danzarci sopra? Cosa? Il fatto che non ci sia un verbo in questa frase, spiazza. Perchè non ti viene detto che cosa devi fare. Può sembrare implicito o scontato ma non lo è. Lo devi capire da solo. E quindi d’improvviso ti ritrovi schiacciata addosso la libertà d’azione come l’umidità delle estati padane. E vorresti toglierti la pelle tanto fastidio ti da tutta quella libertà addosso ma non puoi perchè anche se ti fai una doccia finisce che appena ne esci ce l’hai di nuovo. Cos’è cambiato? Nulla.

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Niente verbo, niente vincolo d’azione.
E il fatto che ci venga proposta una frase che teoricamente dovrebbe aiutarci a salvare il mondo (noi, paladini della giustizia sulle nostre poltroncine da salotto mentale) ma che non ci sia scritto esattamente quello che dobbiamo fare, è scomodo, è pesante, è irritante. Il fatto che ci sia il bisogno di diventare noi il verbo o quantomeno trovarlo (per noi stessi e non per gli altri, che già per sé è una presa di posizione più che rivoluzionaria) rende tutto più difficile. E la nostra mente va a risparmio energetico. La libertà no. E quando sei libero, sei tutto tuo. Tu ti prendi cura di te. Tu ti ascolti. Tu scegli. Tu fai. Non è qualcun’altro a fare il lavoro per te. Tu decidi il verbo.
Dunque, che non ci sia un verbo in questa frase (riprendiamo il filo), è forse la cosa più bella.
E “più ponti e meno muri” diventa quasi secondario. Il punto sta nel verbo che non esiste. Il punto sta nel guardarsi allo specchio e decidere che verbo si è. Perché, ammettiamolo, non si può mica salvare il mondo (o gli altri) (o se stessi) e nemmeno cambiare le cose (o gli altri) (o se stessi) se non si sa da dove si parte. Quindi, credo che la parte mancante e più bella di questo motto dipenda da noi. Dalla trasparenza del nostro specchio. Dallo scegliere che verbo si è. Al di là di tutti i moralismi impliciti di queste frasi.
Affare straordinario il linguaggio.
E credo che la domanda sorga spontanea (forse perchè mi è già stata posta da qualcuno):
Che verbo sono io?
Valentina Pizzato