II sec. d.C.: l’Impero Romano smette di espandersi e per la prima volta alza delle fortificazioni al confine con il mondo barbaro. È l’inizio della fine della grandezza di Roma: è una romanità spaventata, che decide di richiudersi su sé stessa e di togliere dalla vista l’altro che sta fuori dal confine.
XXI sec. d. C. L’Europa decide che una delle priorità è il pattugliamento delle frontiere, che bisogna impedire l’ingresso del barbaro, perché non contamini la cultura occidentale. L’Italia sgomitola per andare tra le prime file in questa linea difensiva. L’Italia vuole starsene chiusa nel suo perché nessuno la disturbi, vuole difendere il proprio ombelico, vuole essere sicura in sé stessa, al riparo da ogni tempesta esterna.

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Perché il riccio si chiude su sé stesso? Perché ha paura.
Ecco, penso che la ragione della chiusura della casa dell’Impero Romano e Italiana ed Europea e montagne e mari e porti e menti e cuori e braccia stia proprio qui: la paura.
È paura della diversità perché porta a confronto con la mia identità e se faccio fatica a trovarne una, non c’è niente di più facile che costruirne una in negativo, nel rifiutare il confronto.
È paura del cambiamento, perché vorremmo un paradiso tutto per noi nella nostra casetta, perfetto e immutabile: non ce lo abbiamo e allora tentiamo di costruircelo chiudendo le porte e le finestre. È paura di discutere dei problemi veri del Paese e delle persone, perché parlare di invasioni e minacce focalizza l’attenzione su quello che c’è fuori dalla casa e ci distrae da quello che c’è dentro.
La Storia ci insegna quale fu il declino di Roma, dalla costruzione dei muri in poi: ci sia da maestra per non seguire le stesse strade. Possano l’Europa, l’Italia e l’Occidente riscoprire la loro identità positiva, possano vincere la paura della diversità perché carichi di valori su cui sia possibile aprire le porte ad un dialogo vero.
Simone Garbero