Dovevo attraversare la strada. Il semaforo era rosso e dall’altra parte c’erano una signora in carrozzina e una che la spingeva. Nonappena diventò verde la signora seduta urlò “Più veloce! Veloce come un fulmineee!” alzando un braccio come fosse superman. La signora che la spingeva, pur impegnandosi, non sembrava andare granchè veloce ma quell’altra in carrozzina continuava a urlare “Più velooooce! Come un fuuulminee!” e a ridere. Ho riso anch’io e ho continuato per la mia strada. Poco dopo mi sono ritrovata a pensare che probabilmente ero passata come l’insensibile che ride della gente. Ho riso di nuovo. Perché mai il ridere con una persona dovrebbe essere insensibile? Se rido con lei vuol dire che mi sono accorta che esiste, vuol dire che le ho prestato abbastanza attenzione da capire che cosa la faceva ridere e aver scelto (implicitamente) di volerlo fare assieme. Quindi che cosa è più insensibile? Lasciare che una carrozzina mi lasci categorizzare una persona come sofferente e basta o riderci assieme? Da quando ridere con è diventata una cosa sbagliata? Quando ha smesso di essere un modo per conoscersi?

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Dostoevskij in “Memorie dalla Casa dei Morti” dice che se si vuole davvero conoscere un uomo bisogna guardarlo ridere (e se ho l’approvazione di un russo sono in una botte di ferro!).
Come puoi pretendere di conoscere una persona se non conosci il suono della sua risata?
Non è rivoluzionario capire che insieme a te al mondo c’è un’altra persona e che ride esattamente in quel modo?
Valentina Pizzato