di Linda Lucchiari – lucchiari.linda@gmail.com

Mi è sempre piaciuto prendere in mano la mia agenda e organizzare i diversi – mille- impegni nella settimana, incastrare orari che molte volte si sovrapponevano o che facevano sì che volassi da un luogo ad un altro, e che la mia mente con me volasse da un mondo ad un altro. Lavoro, università, riunione di scout, preparazione dell’uscita di riparto del weekend, allenamento, scrittura, lettura, studio. Tutto era scandito e io aspettavo impazientemente che arrivasse la sera per spuntare ogni impegno rispettato, ogni riunione fatta, oppure il lunedì successivo per pianificare una nuova settimana.

Ho sempre avuto molto a cuore il tempo e la sua gestione, volevo utilizzarlo al meglio e più impegnata ero, più attiva mi sentivo. Anche durante questa quarantena, sarò sincera, ho mantenuto un po’ il mio fare organizzativo, ma qualcosa, inevitabilmente (e per fortuna) è cambiato nella mia vita, e credo – spero – in quella di tutti. 

Da un anno a questa parte ho conosciuto una forma di espressione che a poco a poco sto facendo mia, ed è la scrittura, in particolare la poesia.

Con l’inizio di questo lockdown è iniziato un periodo d’introspezione davvero profondo. Com’è successo? Ancora non l’ho capito, e forse una spiegazione non c’è. Le giornate non più scandite da mille impegni di ogni natura, la mia mente sempre in movimento ha cominciato pian piano ad acquietarsi, a rallentare. Ed è proprio qui che sta la magia: vedere cos’è in grado di fare la tua mente quando è libera dal tempo scandito dalla routine; vedere come essa, allo stesso tempo, ha bisogno di rallentare i ritmi ogni tanto.  

La cosa che mi sono promessa di fare sin dal primo giorno di quarantena è stato fare tutto ciò che “non avevo tempo di fare” prima dell’arrivo di questa pandemia. Ho pensato che il dono più grande che potessimo avere in un periodo così particolare e fragile, dopo la salute nostra e dei nostri cari, fosse proprio il tempo. 

E così, tra un libro e l’altro, ho ripreso in mano i vecchi diari di viaggio, i notebooks dove scrivevo i pensieri che popolavano la mia mente durante le giornate di full-immersion tra lavoro e studio e mille altre cose. 

La scrittura è sempre stata una costante nella mia vita, e in questi giorni in cui la quantità del tempo è aumentata, ho deciso di non sprecare un solo secondo e di immergermici in profondità. È iniziato così un piccolo viaggio al passato, e la volontà di trarre da ogni esperienza un insegnamento è stata il principio regolatore di questo viaggio. 

Ho riflettuto su esperienze della mia vita che non ero riuscita ancora a interiorizzare, delle quali dovevo ancora capire il significato più profondo. Perché è vero: la mente ha bisogno di tempo per interiorizzare le esperienze vissute, ha bisogno di tempo per curare le ferite e per trarre insegnamenti da tutti gli eventi che la vita ci ha visto affrontare. 

Da qui nascono le mie poesie, dal ricordo del passato e la volontà di comprendere ciò che mi ha ferito e ciò che mi ha fatto crescere, dalla dolce memoria di gioie e di incontri che mi hanno cambiato la vita; dall’amore per questo pianeta meraviglioso ma troppo spesso dimenticato e ferito, di sguardi che mi hanno insegnato l’importanza di essere umani e di portare germogli di umanità in ogni luogo del mondo in cui noi andiamo. 

Grazie ad una persona molto importante per me, mi sono resa conto che le parole sono davvero eterne, che nessuno può cancellarle, che nel momento in cui tu decidi di scrivere, di comporre un verso o una frase – che sia esso scritto sulla carta o sul cuore – le parole sono indelebili. È una tua creatura e, come dice Giacomo Leopardi, “non con altra soddisfazione, che di aver fatto una cosa bella al mondo; sia essa o non sia conosciuta per tale da altrui.” 

Mi sono resa conto che la scrittura è terapeutica, mi aiuta a capire cosa succede nella mia testa, e il foglio bianco abbraccia ogni mia parola senza pregiudizio, senza pretesa.Ho imparato che da un dolore può nascere poesia, possono nascere parole di amore, di perdono, di accettazione. La scrittura è un modo con il quale la sofferenza sale a galla e non resta nel fondo, un modo per denunciare ciò che non è giusto, ciò che è sbagliato, ciò che è disumano. 

Ma non dimentichiamoci che è anche un modo per celebrare ogni cosa bella a questo mondo, perché se ci pensiamo, ogni giorno ci sarebbe un motivo per essere grati a questa vita. E allora io mi chiedo, come posso ringraziare e celebrare questa vita? 

Ho intravisto così la luce di alcune parole da cui mi lascerò guidare ogni giorno, minuto, secondo della mia vita.

“Qualità e non quantità”

La qualità delle amicizie, quelle vere. Delle persone che ti hanno accompagnato nei momenti più delicati del tuo percorso e che continuano a farlo; degli sguardi che si sono impressi nella tua anima e ti hanno insegnato a guardare la vita attraverso gli occhi dell’amore. La qualità del tempo come mezzo principale per vivere consapevolmente, andando in profondità di ciò che ci accade, interrogandoci, ricercando sempre la verità e la giustizia, lasciandoci ispirare da persone genuine che fanno del proprio meglio per migliorare, nel loro piccolo, questo mondo. Togliere tutto ciò che è tossico per la nostra anima ma allo stesso tempo farsi una corazza che ci dia la forza di combattere contro ogni forma di violenza. 

Impegnare questo tempo per ciò che arricchisce noi e che di conseguenza arricchisce il mondo, perché siamo umani e siamo interconnessi uno all’altro. Ed è proprio questo che fanno le parole: creare legami, luoghi sicuri dove sentirsi accettati, ma anche portare un cambiamento nella comunità, dalla più piccola alla più grande.

Perché ricordiamoci sempre che se le parole sono condivise, sono ancora più forti. 


I’ve always loved to take my diary and organize several – many – commitments of the week, settle different timetables that often overlapped or had me flying from one place to another, both physically and mentally. Work, university, scout meetings, reunions to plan the scout group trip for the weekend, training, writing, reading, study. Time was punctuated and I used to wait impatiently for the evening to check, so that I would have checked all the tasks accomplished during the day, all the meetings attended, or to wait for the next Monday to schedule a new week.

I’ve always had time and its management close to my heart; I wanted to make the most of it and the busier I was, the more active I used to feel.

Even during the quarantine, to be honest, I’ve honored my organized type of personality, but something, inevitably (and fortunately) has changed in my life, and I think – hope – in everybody else’s life as well.

For one year now I’ve been exploring a new form of self-expression which is writing, poetry in particular.

When this lockdown began, a period of deep introspection started for me. How could this pandemic have happened?

I haven’t figured it out yet, and maybe there is no explanation for it. The days were no longer punctuated by thousands of tasks; my brain, which has always been in motion, slowly started to relax, and slow down.

And this is where the magic lies: to see what your mind is capable of when it’s free from time punctuated by routine; to see that it needs to slow down sometimes.

The promise I made to myself from the very first day of quarantine was that I would have done every single thing “I didn’t have time to do” before this pandemic.

I thought that the biggest gift we could have in such a fragile time, after ourselves and our families’ health, was time.

And so, between one book and another, I picked up my travel diaries again and back up, the notebooks where I used to write down the thoughts that inhabited my mind during the full-immersion days divided between work, study and many more things.

Writing has always been a constant in my life, and during this period, where has increased, I decided not to waste a single moment and to immerge myself in it.

So, I began a little journey into the past, and the desire to learn something from every previous experience that happened in my life has been the guiding principle of this journey.

I’ve meditated on those experiences that I wasn’t able to internalize, at that time and the deepest meanings of which i hadn’t understood. Because it’s true: our mind needs the time to internalize the experiences of our lives; it needs time to heal the wounds and learn something from all the events we have faced up to now.

Hence my poems arise, from the memory of the past and the desire to understand things that hurt me and those which made me mature, from the dear remembrance of the joys and encounters that changed my life; from the love for this wonderful planet too often forgotten and hurt, the love of those glances that taught me the importance of being human and to take the seeds of humanity to every part of the world we go.

Thanks to a person who is important for me, I have realised that words really are eternal, that nobody can erase them, and from the moment you decide to write them down, create a verse or an expression – it doesn’t matter if they are written on paper or into our heart – words are indelible. It’s your own work of art and, as Giacomo Leopardi says, “non con altra soddisfazione, che di aver fatto una cosa bella al mondo; sia essa o non sia conosciuta per tale da altrui” (the only satisfaction must be the fact that is our creation, whether recognized or not as such by others).

I have realized that writing is therapeutic; it helps me understand what is going on in my mind, the blank paper hugs all my words without any prejudice, without presumption.

I learnt that a sorrow can give rise to a poem, words of love, forgiveness and acceptance can bloom from suffering.

Writing is a way to let pain out and not leave it deep down, a way to denounce what is not fair, what is wrong, what is inhumane.

But let’s not forget that writing is also a way to celebrate everything good in this world, because if we stop and think for a moment, everyday there is at least one thing to be grateful for. And so I ask myself, how can I give thanks and celebrate my life?

So I glimpsed the light of a few words that will be a guide for me in my life.

“Quality and not quantity”

The quality of friendships, those which are true. The quality of people who accompanied me during the most delicate and hard times and which are still doing this; the quality of the gazes imprinted on my soul and which taught me to look at life with the eyes of love. The quality of time as the main way to live with awareness, looking deep inside the things that happen in our lives, questioning ourselves, always searching for truth and justice, letting ourselves be inspire by genuine people who do their best, in their own small way, to make this world a better place. Remove all that is toxic for our souls but at the same time building an armor that gives us strength to fight against any type of violence.

Use this time for what really enrichens us and consequently enrichens, because we are human beings and we are all connected to each other.

And this is exactly what words do: they create bonds, safe places where we can feel accepted, but also bring about a change in any kind of community, from the smallest to the largest.

Because let us always remember that if words are shared with people, they can be stronger.

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