In Bosnia ho ritrovato Daniele Bombardi (a Sarajevo), che mi ha ristorato e mi ha offerto un letto. Silvia Maraone non l’ho vista ma ci siamo sentiti per telefono. Daniele mi ha dato delle dritte, mi ha detto che il luogo di maggior assembramento di migranti lo avrei trovato a Bihac, una piccola cittadina molto vicina a Trieste. E così la mattina dopo sono partito per Bihac, dove due ragazze volontarie mi aspettavano alla fermata dell’autobus, mi hanno ospitato nella casa dove momentaneamente vivevano e mi hanno spiegato un po’ di cose. In particolare mi hanno accompagnato allo studentato in disuso dove avrei trovato praticamente tutti i migranti che in qualche modo erano in attesa di fare il “Game”, così lo chiamavano, praticamente una specie di gioco d’azzardo, attraversando il bosco di notte e ritrovarsi a Trieste il giorno dopo. Purtroppo si è rivelato un gioco molto pericoloso perché i poliziotti di notte, approfittando dell’oscurità si mimetizzavano fra gli alberi e spesso li prendevano, massacrandoli di botte. Poi il campo si è spostato anche a Velika Kladuša, ancora più vicino al confine, ed è arrivato l’inverno con tutte le problematiche di sopravvivenza che questo comporta. Per fortuna è arrivata anche Lorena Fornasir e il marito che in poco tempo si sono organizzati, sono arrivati altri volontari e stanno facendo un lavoro davvero straordinario. Io volevo tornare, ma poi sono successe una serie di cose che me l’anno impedito. Vuol dire che ci tornerò appena sarà possibile.

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