UNA FOTO DALLA ROTTA

Aperto dal governo bosniaco nel giugno 2019 e distante pochi chilometri dalla frontiera croata, il campo profughi di Vučjak è diventato tristemente famoso per essere stato costruito su una discarica, senza elettricità o acqua corrente e con servizi pressoché inesistenti. Nonostante sia stato chiuso a dicembre 2019, rimane tuttora l’emblema delle continue violazioni di diritti e dei trattamenti inumani e degradanti a cui i migranti sono sottoposti nel loro cammino verso la terra promessa dell’Unione Europea.

UNA VOCE DI TESTIMONIANZA

Intervista a Greta, operatrice umanitaria a Bihac (Bosnia-Erzegovina), settembre 2019.

UN FRAMMENTO DI STORIA DA INCONTRARE

“Le persone che arrivano a Samos non sanno per quanto ci resteranno e nel frattempo non possono fare niente. La cosa sconvolgente di questa storia è che i campi profughi di queste isole greche sono prigioni nelle prigioni. Nel senso che un’isola è una prigione di per sé. Il campo è una prigione di per sé. E le persone da un’isola a differenza della terraferma non possono scappare. Da un’isola non scappi. Non scappi per tornare indietro e non scappi per andare avanti.”

Michele – operatore di Still I Rise, Samos, settembre 2019

Per restare sempre aggiornato, iscriviti alla Newsletter.

UNO SPUNTO PER RIFLETTERE

“Il campo è come un magnete. Ti tiene sempre incatenato a sé. Per un po’ va bene ma poi diventa troppo. Io sono qui da nove mesi. Alcuni da un anno e mezzo, due anni. Sono impazziti. Io provo ad andarmene, ma poi il magnete mi riattrae sempre indietro. Spero un giorno di voltargli finalmente le spalle così che questa calamita smetta finalmente di attrarmi.”  N. (15 anni, Afghanistan)

[…]Stiamo qua ma per quanto? Diventiamo matti a stare in questa gabbia come leoni, noi persone, certamente povere, ma persone. / Ci tengono qua perchè dicono che non abbiamo un cognome, ma solo nomi […] / Per favore aprite questa gabbia, sapete che non siamo leoni ma come facciamo a non diventarlo così rinchiusi come animali? […] / Riportate la memoria a questa gente, e diteli che anche loro solo ieri eran smarriti in terre straniere. / Per favore diteci il nome di codesta civiltà che tiene rinchiuse le persone come animali. / Dove siete umanità? Vi stiamo aspettando! […]  Antar Mohamed Marincola, La carta, in Sotto il cielo di Lampedusa, 2014.

“Malgrado le contraddizioni, molti civili trovano rifugio nei campi. Le bombe non cadono sopra le loro teste […] Hanno maggiore possibilità di ricevere aiuti che in altri luoghi. Ma non sono lo scenario in cui possono riprendere il controllo sul proprio destino. Lì non si può costruire l’autonomia personale e comunitaria. Lo sviluppo dell’essere umano consiste nel futuro, nel progetto. Lì non c’è orizzonte, solo attesa. La dignità sta da un’altra parte. La dignità consiste nel risanare la tua vita.”  Agus Morales, Non siamo rifugiati. Viaggio in un mondo di esodi, 2017

LINK PER APPROFONDIRE

Lutia Swan-Hutton ci racconta nel suo breve documentario la realtà della Jungle di Calais (Francia), attraverso gli occhi dei migranti artisti che la popolano.

Al-amal. Nei campi greci con i profughi siriani di Anna Clementi ci descrive la vita quotidiana nei campi della Grecia, ripercorrendo i principali cambiamenti avvenuti lungo la rotta balcanica dal 2015 a oggi.

Su quell’isola ci siamo noi è un progetto fotografico di Massimo Sormonta sul campo di Moria, a Lesbo.

Da segnalare anche la campagna solidale #Lesvoscalling sulla libertà di movimento nelle isole “confino” dell’Egeo e lungo la rotta balcanica

Per far spaziare il nostro sguardo al di là dei confini europei, leggiamo questo reportage di Altreconomia sul campo profughi di Maratane, in Mozambico.

La mappa interattiva di Infomigrants.net ci invita ancora una volta ad avere una visione globale sul sistema dei campi profughi, con uno sguardo alle immense città-campo africane.

Questa è la sexta puntata del progetto su Telegram [ link al canale ]. Grazie per averci seguito numerosi e per essere vicini, nonostante i tempi difficili. Alla prossima puntata.

I ragazzi di “Umanità InInterRotta