UNA FOTO DALLA ROTTA

“Non volevamo andarcene da Erbil, perchè era casa nostra. Siamo rimasti là nonostante rapimenti, bombardamenti e uccisioni fossero all’ordine del giorno. Poi nel 2014 è arrivato l’ISIS e ci sono state date tre opzioni: convertirsi, pagare, uccidere. Noi ci siamo rifiutati e siamo andati via.” – Klara, 31 anni, Iraq

“Nessuno lascia la sua casa, a meno che non sia la casa a cacciarti”

UN FRAMMENTO DI STORIA DA INCONTRARE

“Se conosci le bombe stai fermo, perché tanto scappare non serve a niente. Aspetti e preghi. Se senti l’esplosione sei felice, perché sai di essere vivo, ma allo stesso tempo sei immensamente triste, perché sai che vicino a te qualcuno è morto.” Amr, 25 anni, Aleppo.

Provo ad immaginare la vita vissuta così, fianco a fianco con la morte. Provo ad allargare lo sguardo al di là delle mie categorie di quotidianità, a dare una misura a un dolore che a malapena so concepire. E sento tutta la preziosità delle parole “siamo vivi”.

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UNO SPUNTO PER RIFLETTERE

Alla mia piccola Sama è una sorta di diario per Waad al Khateab,
mamma e studentessa siriana, che, con la sua videocamera, racconta le proteste in piazza per la libertà, fino all’esodo in cui ha rischiato la vita assieme alla famiglia e a tanti altri siriani sfollati.

Scorci di umanità che resistono e custodiscono la speranza nella devastazione della guerra.

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LIBRI

Christy Lefteri, L’apicultore di Aleppo.
La guerra lascia ferite nei corpi e nella vita di chi la subisce. La storia di Nuri e Afra, una coppia in fuga da Aleppo, racconta come il dolore si possa curare e trasformare attraverso uno sguardo d’amore e come sognare sia ancora possibile.

Gabriele del Grande. Dawla.
Dawla significa Stato ed è così che viene chiamato lo stato islamico dai suoi affiliati. Gabriele Del Grande riporta le storie di alcuni disertori che ha incontrato nel suo viaggio dal Kurdistan iracheno alla Turchia; non giudica e non giustifica, ma insieme a noi si interroga sulla domanda sempre attuale sulla banalità del male.

Nadia Murad, L’ultima ragazza.
Cosa può provare una ragazza sequestrata dalle forze dell’Isis? Nadia Murad, oggi premio Nobel per la pace, racconta con grande semplicità e immediatezza la sua storia, dalla vita in Iraq in quanto appartenente alla minoranza yazida, al rapimento da parte dello Stato Islamico , alle violenze subite e alle vicende che l’hanno portata a essere una donna libera, in cerca non di vendetta ma di giustizia.

Questa è la settima puntata del progetto su Telegram [ link al canale ]. Grazie per averci seguito numerosi e per essere vicini, nonostante i tempi difficili. Alla prossima puntata.

I ragazzi di “Umanità InInterRotta