In Serbia ho fatto tappa a Belgrado e dintorni con il sostegno di Daniele Bombardi, della Caritas Abrosiana, e di Silvia Maraone, IPSIA, i quali conoscendo bene la situazione e il territorio, mi hanno accompagnato a visitare alcuni campi governativi gestiti da loro. In città invece, proprio dietro la stazione, circa duemila migranti abbandonati a se stessi (Il Governo, infatti non permette l’intervento di aiuti umanitari per una questione di “Arredo urbano”, che avrebbe, secondo i Vertici, rovinato l’immagine della città stessa), vivono accampati in due capannoni semi diroccati dell’ex dogana, con i finestroni rotti, umidi e freddi a meno 15/18 gradi.  I migranti qui accampati hanno paura di andare nei centri d’accoglienza. Per due ragioni: primo, perché nel viaggio dell’esodo, prima di decidere di fermarsi al momento in Serbia, hanno sperimentato la brutalità di pestaggi e altre violenze. Non da parte dei serbi bensì a opera di poliziotti e militari macedoni, ronde paramilitari di neonazisti bulgari esaltati dalle destre e dai loro media e siti a Sofia (capitale bulgara) come  “eroi difensori del cristianesimo”, militari e poliziotti magiari. E allora la semplice vista di un’uniforme li terrorizza, nonostante i soldati serbi siano nei centri di raccolta solo per aiutare. Secondo, i trafficanti di passaggi clandestini, pare, minacciano i migranti: “se andate nei centri e vi fate registrare non vi aiuteremo più a raggiungere l’Ue”. E allora, ecco gli Angeli di Belgrado, volontari che quasi evocano quelli del “Cielo sopra Berlino”, che assicurano almeno un pasto al giorno.

Oggi i capannoni sono stati distrutti dalle ruspe serbe in modo da obbligare i migranti a disperdersi altrove. Dove non saprei.

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